HeNnE’

Quando pronunciamo la parola Hennè, oggi ci viene subito in mente quell’intruglio che mettiamo in testa dall’odore non molto gradevole che ci permette di colorare leggermente di rosso in nostri capelli.

Attualmente in commercio troviamo una vasta gamma di colorazioni e miscele per tutti i gusti: hennè caldo, hennè freddo, castano chiaro, hennè neutro…

In realtà l’hennè di per se è la lawsonia inermis, dalle cui foglie si ricava una polvere verdastra che è in grado di colorare pelle e capelli; viene coltivata sopratutto in India, Tunisia, Egitto, e Sudan; dalle origini antichissime, veniva utilizzata anche per tingere i vestiti, è entrata a far parte della tradizione di molti popoli, basti pensare a quei bellissimi disegni su mani e piedi che ancora oggi vengono realizzati alle spose in Marocco.

Di fatto non esiste solo il rosso, infatti da altre piante come la Cassia, si ricava un colore giallino, dall’Indigofera la famosa tintura nero-blu.

Miscelando queste polveri si possono ottenere toni e sfumature differenti.

Ovviamente partendo da una base di capelli castana usando solo la cassia di certo non si arriva ad un colore biondo, in quanto non sono tinture che hanno una componente schiarente, possono solo sommarsi al colore già presente e coprire così i capelli bianchi.

Si va bene tutto molto bello ma come funziona?

La polvere da sola non ha alcun effetto, per farla diventare rossa è necessario attivare e liberare il lawsone attraverso una reazione di ossidazione; di base la stessa che avviene per le altre tinte. 

In questo caso non si utilizza l’acqua ossigenata ma semplicemente l’ossigeno presente nell’acqua che aggiungiamo alla polvere e anche quello presente nell’aria, per questo motivo il processo è più lento.

Il lawsone parzialmente ossidato è a questo punto in grado di legarsi alla cheratina dei capelli, rendendo la tinta, se fatta bene, molto duratura.

Perché se fatta bene?? Perchè i fattori che determinano il risultato finale sono molteplici, dalla qualità della polvere alla temperatura dell’acqua ai tempi di posa, alla pulizia del capello; si perché in questo caso è meglio avere i capelli abbastanza puliti, in quanto componenti lipofile tendono a rendere il capello impermeabile e quindi più resistente all’henné.

Proprio per questo online ormai si trovano molti gruppi con scambi di opinioni, consigli e esperienze su quale sia la ricetta ideale.

Poco dopo che ho iniziato a sperimentare con l’henné esce il secondo libro sui cosmetici di Beatrice Mautino, dove trovo un capitolo intero dedicato all’argomento. Qui scopro un aspetto che avevo dato un pò per scontato: il regolatorio. Si perché a quanto pare sono anni ormai che il lawsone è soggetto a test da parte del comitato scientifico senza arrivare a una vera e propria quadra.

Già perchè nei test di tossicità in vitro il lawsone è risultato genotossico, cioè può portare mutazioni al livello del DNA.

Ovviamente lo scopo, da parte del comitato, è cercare di capire, come per ogni cosa, il reale pericolo in base al tipo di utilizzo che ne viene fatto; in fondo come diceva Paracelso:”è la dose che fa il veleno”.

Perchè un conto è fare un test in provetta, un conto è verificare effettivamente se e quanto la nostra pelle di una determinata sostanza assorbe e quanto in profondità nel caso quella determinata sostanza è in grado di arrivare.

Sul libro di Beatrice Mautino è spiegato in maniera molto dettagliata, se avete modo vi consiglio di leggerlo 😉

#Nora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto