Collagene!!!

Integratori e alimentazione… tema sul quale si potrebbero scrivere enciclopedie intere!!

Funzionano davvero, servono realmente o basterebbe modificare qualche piccola abitudine alimentare??

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L’integratore di collagene ultimamente è stato argomento molto dibattuto.

Un passo alla volta, partiamo dalle basi; che cos’è il collagene?

Una proteina o meglio LA PROTEINA; è la nostra proteina “amica”, quella più abbondante, quella che sorregge tutto, quella concentrata in ossa, tendini e cartilagini; insomma senza di lei non saremmo gli stessi. A livello cutaneo, è la proteina che contribuisce a mantenere compattezza, tonicità e turgore. E’ localizzata al livello del derma, il secondo strato della nostra pelle, insieme all’elastina con la quale lavora in perfetta sinergia. Già, perché da un lato il collagene funge da “colla” mentre l’elastina, proteina anche lei, ci dona l’elasticità, creando così una perfetta struttura tridimensionale.

Con il tempo il nostro corpo ne produce sempre meno e ovviamente fattori esterni, come ad esempio i raggi UV, compromettono qualità e integrità. Risultato: una struttura più debole della nostra pelle, che si piega tutta formando le rughe.

A LE RUGHE, LE RUGHE, Anna Magnani disse: “Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”; a noi le rughe però non piacciano nemmeno un pò, e quindi iniziamo a provare creme e cremine varie e magari proviamo anche i famosi integratori, perchè come si dice meglio prevenire che curare.

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Normalmente, oltre che alla produzione endogena, noi assumiamo il collagene attraverso l’alimentazione (carne e pesce), una volta ingerito viene sintetizzato nei suoi componenti più semplici: gli aminoacidi, i quali devono poi attraversare la barriera intestinale e, attraverso il circolo sanguigno, raggiungere i comparti del corpo in cui vengono immagazzinati o impiegati nei vari processi metabolici. Nella dieta quotidiana però spesso non assumiamo quantità sufficienti di alimenti come carne o pesce ricchi di questa proteina.

Ora il collagene ha un peso molecolare notevole, è costituito da lunghe catene proteiche avvolte tra loro per formare una tripla elica molto resistente e compatta, la sua peculiarità sta nella presenza di tre aminoacidi che si ripetono: glicina, prolina e idrossiprolina. Per questo motivo quando parliamo di integratori di collagene, spesso lo troviamo in forma idrolizzata; per collagene idrolizzato si intende del collagene “lavorato” enzimaticamente o chimicamente per ottenere dei frammenti più piccoli e quindi più facili da digerire.

Avere a disposizione una corretta quantità di collagene consente di alleviare buona parte dei problemi correlati all’invecchiamento. La pelle tende a non presentare rughe e a mantenersi più compatta; la muscolatura è più tonica; non si verificano problematiche correlate all’artrite o a qualsiasi tipo di danno alle articolazioni. Una persona il cui organismo sintetizza una corretta quantità di collagene tende a mostrarsi più giovane di quanto non sia anagraficamente parlando e non si parla solo dell’apetto fisico.

Il dubbio di base emerso da molti studi è nell’impossibilità di direzionare in modo specifico gli amminoacidi derivati dalla digestione del collagene verso la sintesi di nuovo collagene in un comparto specifico. Anche se i risultati ottenuti su studi dove si prendevano in considerazione le articolazioni sono stati abbastanza positivi.

#NoRa

Rughe da Smartphone!!!

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Dopo anni di terrorismo psicologico sui raggi UV, possiamo dare il benvenuto al nostro nuovo incubo: l’inquinamento digitale.

Niente non c’è modo di stare tranquilli a quanto pare anche la luce prodotta da i nostri dispositivi induce produzione di radicali liberi; è sempre colpa dei ROS che si divertono a muoversi come palline impazzite di un flipper attaccando cellule stabili e recando danni.

Studi sui danni indotti da luce visibile (VIS) e raggi infrarossi (IR) vanno avanti da almeno 10 anni, un esempio è un articolo del 2015: “Blue-Violet Light Irradiation Dose Dependently Decreases Carotenoids in Human Skin, Which Indicates the Generation of Free Radicals”; dove attraverso l’utilizzo di radiazioni di luce blu sono stati analizzati lo stato di ossidazione e la concentrazioni di carotenoidi in nove volontari sani di differenti fasce di età e sesso. I risultati ottenuti hanno evidenziato una degradazione dose-dipendente di antiossidanti (carotenoidi) e un conseguente aumento dei ROS. In poche parole invecchiamo anche solo guardando Instagram.

Ma partiamo dalle basi, cioè lo spettro elettromagnetico.

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In fisica per spettro elettromagnetico si intente tutto l’insieme delle frequenze delle radiazioni elettromagnetiche.

Questo va dai raggi gamma alle onde radio, per quanto riguarda la pelle e il suo invecchiamento ci si è sempre soffermati sulla parte dello spettro ultravioletto e dei danni indotte dalle radiazioni UVA e UVB. Lo spettro del visibile invece è un area abbastanza limitata che riguarda le radiazioni che vediamo, subito dopo troviamo la parte dei raggi infrarossi.

Ora torniamo al nostro inquinamento digitale, studi recenti hanno certificato che esiste una connessione tra la luce blu e la comparsa di rughe e macchie ovviamente non con danni immediati ma in maniera pre-ossidativa; che cosa succede??? niente più e niente meno che stress ossidativo alle strutture cellulari con formazione di radicali liberi.

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A differenza dei raggi del sole, non siamo in grado di percepire la luce blu sulla pelle, ma in ogni caso questa arriva fino al derma portanto con il tempo al digital aging.

La luce blu-violetta, detta HEV (hight-energy visibile light), fa parte dello spettro visibile della luce all’interno dell’atmosfera terrestre, ma è quella artificiale dei LED e degli schermi a risultare dannosa, causando vista affaticata, mal di testa, disturbi del sonno e, ovviamente, anche danni alla pelle.

Ovviamente in tutto questo processo gli antiossidanti saranno sempre i nostri migliori amici, di base il nostro corpo è perfettamente in grado di difendersi da solo, ma quando superiamo le capacità del sistema antiossidante, iniziano i danni, e quindi magari ci rivolgiamo ad un aiuto esterno.

Esempi classici sono vitamina C, vitamina E, vitamina A; questi sono spesso ingredienti di molti anti-aging che hanno appunto lo scopo di dare una mano al livello locale ai nostri sistemi di protezione. Insomma non ci resta che limitare i danni 😉

#NoRa

Parabeni…

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Visto che si dice che a Natale siamo tutti più buoni, quest’anno vorrei spezzare una lancia per i poveri parabeni. Si dico poveri perché a dirla tutta c’è stato molto terrorismo e poca vera informazione. 

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Partiamo dalle basi, i parabeni, sostanze chimiche, composti aromatici, il capostipite è l’acido para-idrossibenzoato.

 

 

Più o meno negli anni 40 sono diventati i conservanti ufficiali in tantissimi campi: alimentare, farmaceutico, cosmetico per le loro proprietà antibatteriche e antifungine; da più di dieci anni invece sono oggetto di un forte dibattito sui possibili danni su uomo e ambiente.

Il tutto è iniziato con uno studio del 2004 sulle cellule tumorali, in particolare cancro alla mammella. Nelle cellule analizzate si è effettivamente trovato una certa concentrazione di parabeni, però, si c’è un però, nello studio mancava un gruppo di controllo, cioè delle cellule sane prelevate dalle stesse pazienti. In questo modo lo studio non ha potuto dimostrare né che i parabeni siano una delle possibili origini del cancro al seno, né che si trovino solo nelle cellule malate. Studio successivi, condotti da diversi gruppi non hanno confermato i dati e ancora oggi vengo portati avanti diverse analisi; pubmed o google scholar, sono ottimi database  per tenersi aggiornati attraverso varie pubblicazioni.

Da un punto di vista marketing molte aziende hanno preso la palla al balzo, improvvisamente i parabeni sono diventati il male, oltre alla lista degli ingredienti su molti packaging si ritrovava anche una lista di ciò che il presunto cosmetico “salutare” non conteneva. Esempio: siliconi, parabeni, SLS ecc. Tantissimi consumatori hanno iniziato ad acquistare cosmetici con una lista di senza più lunga degli INCI, senza davvero sapere il perchè.

Questo ovviamente ha fatto si che FDA e CSSC, rispettivamente il comitato di sicurezza americano e europeo, conducessero dei loro studi per trovare un punto di equilibrio tra la verità, e quindi di conseguenza la salute, e l’opinione pubblica. E così i parabeni sono stati messi sotto sorveglianza ed è stato imposto alle aziende di fornire studi che ne dimostrano la sicurezza. Nel 2014, dopo un’analisi della letteratura scientifica, la Commissione europea ha confermato l’autorizzazione per propil-, butil-, metil-, etil-parabene. Mentre altri per mancava di dati, positivi o negativi, sono stati per precauzione messi al bando; in ogni caso la lista completa dei conservanti autorizzati si trova all’interno dell’allegato V del Regolamento 1223/2009, il quale ovviamente è in continuo aggiornamento.

I parabeni non sono certo gli unici conservanti che si possono utilizzare, alternative ci sono, però c’è da tener presente costi delle materie prime ed ovviamente efficacia come antimicrobici e antifunginei.

#Nora

Buon Compleanno…

Ed eccoci qua, è già passato un anno da quando ho deciso di iniziare questa avventura social. Felicissima di averlo fatto ma anche coscente che ho ancora tanto da impare e migliorare.

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L’idea  è nata da un libro che ho letto su Trotula De Ruggero, in un certo senso la prima cosmetologa della storia: donna salernitana di un certo livello sociale, che nell’XI secolo era molto conosciuta e rispettata. Si occupava essenzialmente di problemi femminili, da irritazioni vaginali ai modi migliori di colorare i capelli. In alcune pagine del libro erano riportante delle vere e proprie ricette di bellezza con ingredienti anche molto particolari. Insomma leggendo questo libro ho pensato:”beh che mi manca per condividere un pò di cosmetologia!??”

Inizialmente avevo pensato di sviluppare la pagina attraverso recensioni e consigli, in realtà ci sono già molte altre pagine più conosciute della mia che si muovono in questa direzione, diciamo però, che nella maggior parte dei casi, la differenza, seconod me,  stava nel fatto di avere uno studio alle spalle e quindi di poter condividere alcuni aspetti con una certa competenza; a conti fatti andando ad analizzare questo primo anno di lavoro, credo di avere dato, si consigli e parlato di vari prodotti ma in fin dei conti con poca tecnica e sopratutto credo di non essermi veramente esposta.

Ultimamente invece la mia visione è molto cambiata; navigando su Instagram, guardando storie, leggendo post mi sono resa conto di quante pagine siano effettivamente dedicate all’argomento cosmesi, alcune in maniera onesta si limitano a raccontare la loro esperienza con quella crema o quella maschera, altre invece vanno un pò oltre; cioè non che io trovi qualcosa di male o di sbagliato nel consiglio però dipende sempre dalle competenze che uno ha; perchè è importante rendersi conto del peso che si potrebbe avere.

 

Competenza e preparazione parole oggi poco conosciute, siamo nell’era in cui tutti, sopratutto grazie ad internet, siamo un pò “tuttologi”. In realtà a dirla tutta a me questa cosa un pò spaventa anche perchè non state consigliando la ricetta del ciambellane, che insomma male che va si butta senza creare danno alcuno; anche se non tutti arriviamo ai livelli Ernst Knam.

Insomma nel campo cosmetico un prodotto sbagliato può veramente creare un danno così come un consiglio sbagliato; quindi forse sarebbe anche l’ora di non dare retta al primo improvvisato solo perchè al posto dell’armadietto del bagno ha l’intera produzione di di cinque linee cosmetiche, che poi io dico ma come si fa effettivamente a provare tutti questi prodotti e dare un opinione dopo bah, forse sette utilizzi.

Mi sono quindi ripromessa di dare un taglio diverso alla pagina, vorrei raccontarvi di più di singoli ingredienti, di formulazione, di marketing e perchè no anche del più noioso aspetto legislativo.

Il primo obiettivo credo sia quello di creare più empatia, anche raccontanto più di me… Il resto spero verrà 😉

Se avete consigli sono ben accetti!!!

#Nora

Capelli che ossesione…

Scommetto che da qualche giorno a questa parte non perdete più i capelli come la chioma di un albero, che non state lì a disperarvi pensando di acquistare chissà quale integratore o fialetta miracolosa. Bene vuol dire che la fase telogen sta per finire.

Senza offesa per nessuno, ma perdiamo il pelo proprio come i gatti… ed è un fenomeno del tutto naturale, aveve presente quando la nonna vi dice che nel periodo delle castagne si perdono i capelli ecco è proprio così, parliamo del 20-30% in più rispetto ad altri periodi dell’anno.

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Normalmente la quantità media di capelli che cadono è di un centinaio al giorno, subito dopo l’estate però questo numero tende ad aumentare; le cause al momento sono poco chiare: mare, sole, cambiamento ormonale, variazione tra luce e buoi e melatonina; il motivo preciso è ancora tutto da scoprire, di sicuro si sa che in questo periodo dell’anno la maggior parte nei nostri capelli si concentra in fase telogen cioè quella di caduta.

Ovviamente questo ha fatto sviluppare sul mercato tutta una serie di prodotti che hanno di base lo scopo di rallentare la caduta; integratori di proteine come la cheratina o vitamine come la biotina. Quest’anno addirittura se ne sono usciti con il coach per i nostri capelli come se fossero dei muscoli da bombare o ossigenare, a già, a proposito  di questa cosa di ossigenare i capelli è una gran cavolata perchè andando ad analizzare nel dettaglio la struttura, i capelli sono un insieme di cellule morte, proteine, fibre e sebo; praticamente l’unica cosa viva è il bulbo pilifero posto tra il derma e l’ipoderma cioè al quanto in profondità.

Quindi a questo punto mi domando che senso a spalmare sopra altre proteine o che ne so ricavati della seta, cioè in che modo effettivamente dovrebbero aiutarci.

E’ altrettanto ovvio che tutte quelle proteine e vitamine prese per bocca non è che rimangano integre così e belle belle arrivano al livello dei nostri bulbi, troppe barriere e metabolismi devono superare per poi arrivare forse nel loro sito di azione.

Ora tornando ai nostri cappelli da una “testa sana” ne crescono circa 180.000 e sono impiegati in fasi diverse del loro ciclo vitale. I periodi sono tre: anagen, catagen e telogen.

Il primo è il periodo di crescita dura circa 3 anni e dei circa 180 mila un buon 90% è impiegato in questo stato. La fase catagen è di quiescenza, stanno lì tranquilli per circa 3 mesi per farsi poi cullare dalla forza di gravità e cadere sui nostri cuscini o sul pavimento del bagno… a pensarci bene che schifo Bleaaaaaa!!!!!

Quindi forse prima di spendere soldi in integratori e fialette varie e di avere anche l’impiccio di ricordarsi un’altro prodotto nella nostra già complicata routine quotidiana, pensiamo come poterci migliorare con una dieta sana ed equilibrata anche perchè l’unico che mangia è il nostro bulbo e i nutrimenti di base li prende proprio dal circolo ematico.

Detto ciò buone castagne a tutti!!!

#Nora

No non è una malattia!!

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Panniculopatia Edemato Fibro Sclerotica, per gli amici cellulite, o meglio per le amiche; e si perchè questa distrofia del tessuto mesenchimale, è una caratteristica tipicamente femminile e non di donne grasse piuttosto che magre o viceversa ma convive con otto donne su dieci a prescindere dalla massa corporea; devo dire che è molto democratica.

La vera differenza in realtà la fa l’architettura dei tessuti sottocutanei, cioè le fibre di collagene sottostanti il pannicolo adiposo: nelle donne sono disposte in maniera perpendicolare, mentre negli uomini sono ben intrecciate tra di loro, permettendo così di sorreggere bene il tutto, e questo è il motivo per cui è un inestetismo tipicamente femminile.

Ora partiamo da un concetto molto chiaro: la cellulite non è una malattia.

Smuove nel suo “piccolo” un mercato di una media di 90 milioni di euro negli ultimi anni. 90 MILIONI!!!!! Tra creme, trattamenti e apparecchiature.

I prodotti sul mercato sono tanti ma nonostante questo per molti non vale la pena fare ricerca su questa adiposità femminile, pochi dati a disposizione arrivano spesso dalle stesse aziende cosmetiche e quindi come giusto che sia vanno presi con le pinze. Ora nel 2010 è stato condotto uno studio dall’Università di Pavia, lo scopo era quello di vedere se al livello genetico si ritrovassero “tracce di cellulite”; la mutazione che è emersa riguarda il gene che codifica per un enzima che converte l’angiotensina, un ormone che aumenta la pressione e stimola la vasocostrizione. Non è emersa una spiegazione conclusiva però di base potrebbe essere un inizio.

Ora Partiamo prima di tutto dalle nostre cellule: tra quelle che compongono il nostro corpo ci sono gli adipocidi… grasso; grasso che trattiene l’acqua o meglio edema.

Quindi in poche parole direi che siamo solo troppo piene d’acqua.

Ma tutta quest’acqua da dove viene???? Semplice dai nostri vasi sanguigni, perchè questi simpatici canali hanno delle pareti porose che dilatandosi, ad esempio con il calore, permettono la fuoriuscita dell’acqua. A tutto questo si aggiunge la forza di gravità che tenderà a concentrare il liquido al livello delle gambe, a questo livello i vasi subiscono un aumento di pressione che possono portare alla formazione di piedi gonfi.

Ora andando ad analizzare nel dettaglio la cellulite, si possono individuare 4 stadi , in quanto con il tempo giorno dopo giorno, il ristagno di liquidi porta ad una infiammazione cronica, producendo così un tessuto fibroso. Solo al quarto di questi stadi possiamo parlare di cellulite come una malattia.

Ma parliamo di somatoline; sul mercato ne esistono di due versioni, il farmaco e il cosmetico e differiscono per  dosaggi dei principi attivi e per la presenza di levotiroxina. Ora l’elemento che fa la differenza tra le due versioni è proprio la levotiroxina, questa normalmente viene utilizzata come terapia negli stati di ipotiroidismo e come caratteristica principale regola il metabolismo basale, stimolandolo e accellerando così la lipolisi. Oltre alla levotiroxina è presente l’escina, molecola vegetale che si ricava dall’ippocastano con proprietà vasoprotettive e drenanti. Insomma escina e levotiroxina agiscono in simbiosi al livello delle fibre aiutando così a ridurre l’infiammazione e le celle fibrose che il nostro corpo tende a creare per contenere i versamenti di edema ovviamente peggiorando ulteriormente la situazione al livello del micircolo.

Il somatoline farmaco non è indicato per chi ha problemi di tiroide per questo motivo entra in gioco il somatoline cosmetico che, pur avendo un’efficacia limitata agli inestetismi della cellulite, è un buon ausilio per migliorare l’estetica delle zone colpite.

Insomma chi più chi meno ha a che fare con questi fantastici cuscinetti e pelle a buccia d’arancia, chissà se un domani ci sarò un prodotti miracoloso che li farà sparire.

In attesa del miracolo però proviamo a fare un esercizio molto importate: AMARCI senza stare li a spendere troppi soldi e tempo in creme che promettono risultati in una settimana!!!!

Peeling…iamo

Vogliamo una pelle bella, luminosa, sana, idratata, senza imperfezioni ecc.. ecc..

Si ammettiamolo siamo complicate e complicati, ci metto in mezzo anche maschietti….

Il peeling è solo uno tra i vari modi che utilizziamo per “rinfrescare” la nostra pelle, lo scopo è quello di aumentare il turnover cellulare andando a rimuovere le cellule morte dello strato più superficiale, lo strato corneo.

Ora la nostra pelle è un organo dinamico, affinché una cellula basale risalga in superficie, assumendo di volta in volta le caratteristiche delle cellule che caratterizzano lo strato attraversato, sono necessari 14 giorni; arrivate nello strato corneo tali cellule vi permangono per altre due settimane, prima di desquamare o essere lavate via.

In una pelle sana l’intero ciclo dura quindi 4 settimane, questo ovviamente cambia anche in base all’età.

Se si esportano gli strati più esterni dell’epidermide, non solo attraverso il peeling ma anche più semplicemente una ferita, la velocità di proliferazione delle cellule basali aumenta sensibilmente.

Andando a elencare le tecniche di esfoliazione possiamo individuare quattro tipologie di peeling: scrub, gommage, chimico ed enzimatico.

Ora scrub e gommage non vengono solitamente definiti peeling ma se volgiamo dare una definizione di peeling lo identifichiamo come un processo di abrasione superficiale per eliminare le cellule morte della pelle.

Scrub e gommage di per se sono molto simili, per entrambi l’azione esfoliante è di tipo meccanico, la differenza sta nelle dimensioni dei microgranuli e di conseguenza nella delicatezza del processo, il gommage è indicato anche per pelli sensibili e delicate, con un’azione meno abrasiva contiene spesso polvere di riso o nocciole. Lo scrub invece è caratterizzato da elementi abrasivi come sale o zucchero ed è indicato per zone un pò più “strong” del corpo. L’esempio classico è lo scrub che andiamo a spesso a fare sulle gambe per ridurre i peli incarniti.

Bene detto ciò veniamo al peeling enzimatico e chimico; in entrambi si sfruttano le capacità di alcune sostanze per accelerare il normale ricambio cellulare.

Il primo (enzimatico) è caratterizzato dai cosiddetti enzimi proteolitici o proteasi in grado di rompere il legame peptidico tipico delle proteine e quindi di quelle che sono le giunzioni cellulari e ovviamente la cheratina (proteina dell’epidermide). L’origine di questi enzimi è animale (tripsina, pepsina e chimotripsina) o vegetale (papaina e bromelina). Il peeling chimico utilizza agenti “caustici” sulla pelle, a seconda della percentuale, può semplicemente accelerare i processi di desquamazione ma anche necrotizzare l’epidermide e una proporzione più meno profonda del derma. Gli agenti chimici maggiormente utilizzati sono : acido glicolico, salicilico, mandelico, piruvico. Spesso questo tipo di peeling vengono effettuati solo da personale adetto ai lavori in particolare quando la concentrazione degli acidi supera un certo livello. E’ un tipo di peeling che nel 90% dei casi può essere fatto solo d’inverno. 

Ovviamente scegliete a secondo dei casi il trattamento più idoneo per voi e buon peeling a tutti!!!

Intelligenza emotiva e cosmetici

Qualche giorno fa in farmacia, mentre sistemavo uno scaffale mi sono imbattuta in una crema idratante restituita, che dichiarava di contenere cellule staminali di Argan. Ho girato la scatolina e mi sono messa a leggere gl’INCI: 25 ingredienti e le cellule staminali si trovavano nella seconda metà della lista.

Ora le cellule staminali sono delle cellule “base” che hanno la capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule, ovviamente sono oggetto di studio da anni per curare determinate malattie; sicuramente anche su un prodotto cosmetico fanno il loro bel effetto.

Tutte quelle belle paroline che si trovano sulle confezioni vengono definiti claim o dichiarazioni, il loro scopo è quello di dare con poche parole un primo input della tipologia di prodotto, possibilmente senza “esagerare” su eventuali proprietà. Tutto questo fa capo alla strategia di marketing messa in atto per la vendita di un prodotto e fa leva su un aspetto definito: intelligenza emotiva.

Nel 1990 Peter Salovey e John D. Mayer per la prima volta diedero una definizione a quell’aspetto dell’intelligenza legato alla gestione delle emozioni, l’intelligenza emotiva, ovvero:“La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”. Cosa c’entra tutto questo con la cosmetica??? Beh con la cosmetica vera e propria non molto ma con il marketing molto. Per esempio: quanto influisce l’aspetto, i claim o i canali di vendita di un determinato cosmetico? Cosa effettivamente ci spinge all’acquisto?

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Per quanto mi riguarda devo dire che il packaging del prodotto gioca la sua parte anche se poi da cosmetologa ho imparato che è sempre meglio vedere cosa c’è dietro (INCI).

Leggendo il libro di Beatrice Mautino ho trovato un perfetto esempio su come la pubblicità, e in particolare i claim descrittivi, influenzino i nostri acquisti, avete presente la tanto fantastica acqua micellare, bene non è altro che acqua e sapone questo perchè da un punto di vista chimico le micelle non sono altro che delle sfere di tensioattivi che una volta in acqua tendono ad assumere una forma circolare con la coda idrofoba (odia l’acqua ma ama il grasso) e la testa idrofila che invece nell’acqua stanno tanto bene, quindi non è altro che acqua con tensioattivi (si spera più delicati) in una quantità sufficiente da formare micelle. Non sono altro che normalissimi ingredienti di moltissimi detergenti anche quelli per il bucato ad esempio, in qualche modo l’unica differenza è il nome. Questo è solo uno dei tanti esempi.

Insomma l’immagine conta, avete mai fatto caso alla differenza tra un prodotto venduto in farmacia e uno nella grande distribuzione ???? La scelta dei colori di un cosmetico venduto in farmacia si rifà spesso a tinte molto delicate senza immagini e con claim che riguardano quasi i farmaci. E’ tutto un pò asettico come a ricordare il farmaco e aurea scientifica intorno. Se ci pensate anche farmacisti e addetti al reparto cosmesi spesso indossano camici bianchi quando a vederla bene per maneggiare della scatoline non credo sia effettivamente necessario, però danno un immagine più professionale e pulita anche dell’ambiente.

Si tende, senza alcun dubbio, ad esagerare a rendere elementi e principi attivi più scientifici di quello che sono realmente; come ad esempio alcune creme che andavano a dichiarare di contenere la molecola del DNA, ora questa non è che sia proprio piccolina e non penetra nemmeno un pò, a che se serve??? di per se a nulla però fa scena!!! In più da un punto di vista legislativo le aziende devono garantire le sicurezza e non l’efficacia e questo è un ottimo elemento di vendita.

E voi invece che mi dite c’è qualche prodotto che avete acquistato perche il packaging era particolarmente accattivante?

#Nora

Save your skin!!

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Avete mai pensato a quanto il sole influisca nelle nostre vite…. a partire dal periodo dell’anno in cui ci troviamo: caldo, freddo prendo o non prendo l’ombrello, saldali o moncler… in città al mare o in montagna; i suoi raggi in un modo o nell’altro arrivano sulla nostra pelle bianca e mozzarellosa ihihihihihi!!!!!

Ognuno di noi reagisce ai raggi solari in modo diverso, questo perchè siamo caratterizzati da differentii fototipi; cioè abbiamo quantità e qualità di melanina (pigmenti naturali prodotti dai melanociti) differente e quindi una diversa reazione della nostra pelle alle radiazioni. Io ad esempio sulla carta sarei un fototipo 3 (la scala ne prevede 6), conoscere il proprio fototipo è il punto di partenza per preservare la salute della nostra pelle e per un giusto comportamento.

#Saveyourskin è la campagna internazionale di sensibilizzazione lanciata da La Roche Posay, per la promozione di un ruolo attivo nella lotta contro il melanoma. Obiettivo dell’iniziativa è quello di promuovere una sensibilizzazione per controllo dei nei e un giusto rapporto con il sole, ovviamente anche attraverso l’utilizzo di solari.

Ma di per se un solare cos’è???

“Un prodotto per la protezione solare è un qualsiasi preparato (crema, olio, gel, spray) destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana, al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendosi o mediante rifrazione”.

Ma cosa sono questi raggi UV?

Gli UV fanno parte di quello che viene definito spettro solare, cioè quell’insieme di raggi e radiazioni con diversa lunghezza d’onda (tra 290 e 2500-3000 nm) che comprende: Ultravioletti (UV), la regione del visibile e i raggi infrarossi (IR). Esclusi gli UV-C (Ultravioletti di tipo C) schermati dallo strato d’ozono e la fascia di luce visibile, i raggi che determinano gli effetti quando interagiscono con la pelle sono gli UV, Ae B, e gli IR.

UVA: rappresentano il 95% del totale di UV, sono presenti anche quando il sole non splende e tutto l’anno. Non vengono filtrati dall’atmosfera, passano attraverso le nuvole e schermi fisici come i vetri. Penetrano fino al derma dove possono danneggiare il DNA e indebolire il sistema immunitario. Per gli UVA è dimostrato un ruolo sia nei processi di invecchiamento cutaneo che nell’insorgenza dei tumori della pelle.

UVB: costituiscono il restante 5% del totale di UV sono presenti nelle ore centrali della giornata e nel periodo estivo. Molto meno penetranti degli UVA, non passano attraverso i vetri e non oltrepassano lo strato superficiale dell’epidermide, ma sono più potenti da un punto di vista energetico; quindi se da un lato hanno effetti positivi come là sintesi della vitamina D e della melanina, dall’altro sono responsabili di danni cutanei come scottature ed eritemi e di danni a lungo termine in relazione agli effetti sul DNA è possibile cancerogenesi.

Gli IR sono responsabile della sensazione di calore che si prova sulla pelle quando ci si espone, portano ad una dilatazione dei capillari favorendo così l’afflusso di sangue e l’attività delle cellule. Raggiungono lo strato più interno del derma dove portano alla formazione di specie radicaliche dell’ossigeno (ROS) accelerando così l’invecchiamento cutaneo.

Però il sole non è infondo così cattivo, infatti il suo più noto beneficio è la sua capacità di stimolare la vitamina D sintetizzata nella pelle attraverso una reazione chi,Icea indotta dai raggi ultravioletti. La vitamina D svolge un ruolo importante nel metabolismo di calcio e fosforo rinforzando ossa e denti. Ma a dirla tutta il sole poi fa sopratutto bene all’umore 😉!!!

Nel 2006 la Commissione Europea ha deciso di precisare alcuni aspetti sull’efficacia di questi prodotti.

Sottolineando che:

-devono proteggere sia da UVA che da UVB in particolare la protezione dagli UVA deve essere di almeno 1/3 degli UVB;

-non devono essere presenti diciture come protezione totale, schermo totale o valida tutto il giorno.

Il fattore di protezione solare, meglio conosciuto come SPF, si riferisce solo agli UVB ed è il rapporto tra la Minima Dose Eritematogena della zona esposta (MED) in relazione con la zona non esposta e di per se indica la capacità protettiva del prodotto ( ad esempio: SPF 30 indica che la dose di UVB necessaria per sviluppare un eritema con la protezione solare è 30 volte superiore all’assenza di protezione. C’è un metodo internazionale in vitro per andare ad identificare questo valore, non viene indicato in base a criteri delle singole aziende.

È importante tenere presente che nessun prodotto è in grado di proteggere totalmente

Capisco che non per tutti può essere semplice scegliere il giusto prodotto solare, con i filtri adeguati e che sia anche piacevole sulla pelle; in ogni caso ad oggi i prodotti solari sono gli unici che devono effettivamente svolgere la loro funzione, cioè proteggere dalle radiazini, inoltre il valore di protezione viene attribuito con dei test uguali per tutti, quindi non è a discapito del produttore!!

Buon sole a tutti 😉 😉

#Nora